Qui dit je en nous ? : abroad/ à l’étranger

quiditjeennous.gifForeign rights/Droits pour l’étranger : MS Heidi Warneke,
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E-mail : hwarneke@grasset.fr
C’est le livre le plus étourdissant de la rentrée. Et ce n’est pas un roman! (…) Arnaud brasse un savoir immense, sans prendre jamais un ton docte ou péremptoire pour autant, et a l’honnêteté de s’impliquer lui-même dans son propos. Le constat de sa propre multiplicité l’a mis sur la voie de sa recherche…(Il) déploie en quelques chapitres magistraux de fascinants croquis de personnalités scindées ou éclatées : cela donne aussi bien une lumineuse synthèse sur Pessoa qu’un portrait stupéfiant d’Eric von Stroheim, qui construisit sa carrière sur une imposture, une analyse du cas Jean-Claude Romand, le faux médecin qui massacra sa famille, qui surpasse tout ce qu’on a pu lire à ce sujet (…) Bref, voilà un livre capital, fourmillant d’idées, d’une humanité généreuse et profonde, écrit dans une langue d’une grande clarté, d’une invention et d’une élégance constantes« . Jacques de DECKER, Le Soir (Belgique), 1.09.2006.
Le chapitre « Martin Guerre, ou l’un et l’autre » de « Qui dit je en nous? » a servi de base à un Séminaire européen en Sciences de l’éducation organisé à l’automne 2010 par le Conservatoire National des Arts et Métiers (CNAM-Paris 13) et les Université de Louvain la Neuve et de Genève, intitulé « Formation des adultes, biographisation des parcours ». Pour en savoir plus…
CLAUDE ARNAUD A ACCORDE A LA ROMANCIERE GEORGIA MAKHLOUF UN ENTRETIEN Sur CE LIVRE DANS LE MENSUEL LIBANAIS L’ORIENT LITTERAIRE, SUPPLEMENT AU JOURNAL L’ORIENT LE JOUR, en janvier 2015…
images_5.jpegPour entendre le commentaire de Martine DOUCET sur Radio-Canada…
Pour lire l’entretien que Claude ARNAUD a donné à Marcel OLSCAMP, au sujet de l’identité, pour la revue québécoise SPIRALE, n°215, juillet-août 2007…
Enfin, pour trouver ce livre au Canada… et en version poche…
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DAS BUCH BESTELLEN IN DEUTSCHLAND?...
images.jpegBenedetta CRAVERI a scritto sulla Repubblica (9.01.2007):
“Il saggio che ha vinto il prix Femina 2006, un libro che Pascal Bruckner sul Nouvel Observateur non ha esitato a definire “verTiginoso”, ha un titolo – Qui dit je en nous? (Grasset) – la cui traduzione letterale – Chi dice io in noï? – non consente pero di cogliere il gioco di sottintesi del francese a partire dal doppio pronome je e moi. Il suo autore, Claude Arnaud, vi affronta intrepidamente un problema antico quanto la civiltà occidentale e su cui, a partire del socratico “conosci te stesso”, non abbiamo mai smesso di interrogarci : il problema dell’identità o, più precisamente, quello della sua “reinvenzione” nel mondo contemporaneo. Forte della sua esperienza di biografo, di romanziere e di critico, Arnaud construice la sua inchiesta a partire dallo studio di cinque casi patologici, di cinque grande impostori che, in un arco di tempo che va del Cinquencento fino ai giorni nostri, gli consentono di mostrare come l’idea stessa di indentità cambi con il mutare delle mentalità e delle culture. Tra i meriti del libro vi è quello di saper fondere felicemente il tempo del racconto a quello della riflessione senza che si avverta mai un cambiamento di tono.
Arnaud ha l’arte di svegliare l’attenzione del lettore, di renderlo partecipe dei suoi interrogativi e di seminare il dubbio con la forza persuasiva degli spiriti indipendenti. Siamo andati a chiedergli di ripercorrere alcuni dei momenti centrali dalla sua indagine…” LEGGERE L’ARTICOLO INTERO
leggere l’intervista che segue / « Ecco come s’inventa un’identità, Un libro fra storia e psicanalisi »,
Intervista di Craveri a Claude Arnaud, La Repubblica (9/01/2007)…
Lo scrittore francese della pluralità dell’Io è un affossatore d’identità. CLAUDE ARNAUD si è messo a scrivere raccontando instancabilmente dei circuiti et dei “cavi” che compongono gli esseri nella loro molteplicità. In un primo tempo, attraverso i suoi studi, lavorando su uno dei personaggi più inafferrabili della letterature francese, il “Vautrin” di BALZAC, allo stesso tempo protetore di Rastignac, vescovo, ergostolano, uomo d’affari et ruffiano. Poi, nelle sue notevoli biografie di personaggi, descritti con l’attenzione di un pittore dalla tavolozza vibrante, ricca di sfumature. Come quelle su CHAMFORT e COCTEAU : due menti labirintiche, due rivoluzionnari dalla parola libera che sembrano essera stati per lui il passaggio obbligato verso une scrittura personale, dedicata a vite eccezionali. La letterature “sacra” di CLAUDE ARNAUD si è invaghita di altre figure, forse meno solari, alla ricerca dell senso della vita, ottenebrate dai loro desideri, dalle loro angosce, come i quattro personaggi del suo second romanzo, “Le jeu des Quatre Coins“. ARNAUD si libera dai percorsi esigui di un pensiero unico, come fossero un calco, e scrive dei saggi sull’Io che si apre, si ricrea, com con Benjamin WILKOMIRSKI, il deportato immaginario in “Qui dit je en nous?” La fenice che rinasce dalle sue ceneri non è un mito estinto: ARNAUD addomestica nei suoi scritti l’uomo-lupo, svela le molte maschere che illuminano il cammino della vita, di diverse vite. E la sua scrittura è une crema lenitiva et delicata, all’altezza dei suoi personaggi, alla ricerca cela loro ulimo volto”. Fabrice PAINEAU, L’UOMO VOGUE, Lu/Agosto 2008, n° 392.
ROBERTO SALVATORI scrive, nella rivista polacca ZESZYSTY LITERACKIE ( prima la traduzione): «  L’autore è tutt’altro che sconosciuto per i lettori di “Zeszyty Literackie”. Claude Arnaud, infatti, è stato a lungo, per tre anni, assiduo collaboratore della rivista. Sulle sue pagine ha raccontato storie, delineato ritratti, evocato episodi che sono poi confluiti in un volume di saggi (Qui dit je en nous ? Une histoire subjective de l’identité, Paris 2006) che costituisce una delle più vertiginose, mirabolanti scorribande nei territori della modernità. Quel libro, in particolare, costituiva una sorta di carta d’identità dei segni particolari che contraddistinguono la personalità moderna. A cominciare dallo sradicamento   – dalla tradizione, dalla famiglia, dalla terra. Sicché l’homo faber nasce per autogenerazione ed è in continuo movimento. Un nomade a identità variabile che porta il fardello della propria liberazione così come gli antenati quello dell’alienazione. Uno, nessuno e centomila (per dirla col titolo di un romanzo di Pirandello del 1926) è il moderno individuo. Un individuo complesso e complessato, protagonista di “una società che, favorendo l’individualismo a livello di massa, livella e spersonalizza, isola e omologa nello stesso tempo, ciascuno sentendosi ‘diverso’, esattamente come tutti gli altri”. Anello improbabile “fra il contadino e il cosmonauta” nella catena dell’evoluzione, l’uomo contemporaneo ha acquisito il potere di trasformarsi, ma ha sempre più difficoltà a riconoscersi. Cruciale perciò l’interrogativo che si pone, fin dal titolo, l’autore: chi dice io in noi ? A tale domanda, per quanto lo riguarda, Arnaud dà una risposta: “In verità, la scrittura è uno dei rari mestieri in cui si può diventare molti restando se stessi”. (02/2011)
Per leggere l’intero articolo…
images_9.jpeg Novembro de 2006 – Vol.11 Quem diz eu em nos?
« Mas quem é este Claude ARNAUD que nos fala da identidade com tanta pertinência e com tanta paixão, ao ponto de fazer-nos pensar, ver e entendê-lo como se  ele fosse  um psicopatologista interessado pelo narcisismo ? » Jacques-david BEIGBEDER, Brazil : 3/ O MÊS DE FRANCE-BRASIL-PSY, a) QUEM DIZ EU EM NÓS ?

 

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